AfD di Alice Weidel vola alle elezioni in Germania, mai così tanti per l'estrema destra: cosa può succedere
Cosa cambia per il Paese, l’Europa e gli USA dopo l'exploit del partito di estrema destra, la previsione di Massimo Nava: “Sarà una grande coalizione formata da due debolezze, come Cdu e Spd"
L’esito delle elezioni era in larga misura previsto, ma le conseguenze potrebbero essere ancora molte, non solo per la Germania, ma anche per l’Europa e per i rapporti con gli Usa di Donald Trump. Soprattutto dopo l’exploit dell’AfD, il partito di estrema destra. I seggi, che hanno richiamato 60 milioni di tedeschi, si sono chiusi con la vittoria di Friedriech Merz, indicato come candidato Cancelliere dell’Unione cristiano democratica (Cdu). Chi ha vinto davvero e cosa può succedere adesso: la previsione di Massimo Nava a Virgilio Notizie.
- Chi ha vinto le elezioni in Germania
- Chi è il nuovo il cancelliere e da chi viene eletto
- L'intervista a Massimo Nava
Chi ha vinto le elezioni in Germania
Ecco i primi dati ufficiali diffusi dall’organismo elettorale federale:
- Friedrich Merz (Cdu): 28,6%
- Alice Weidel (AfD): 20,8%
- Olaf Scholz (Spd): 16,4%
- Robert Habeck (Verdi): 11,6%
- Heidi Reichinnek (Linke): 8,8
Sotto la soglia di sbarramento del 5%:
- Christian Lindner (Fdp)
- Sahra Wagenknecht (Bsw)
Fonte foto: Getty
Ci sono, però, due eccezioni: possono ricevere seggi anche i partiti che ottengono tre mandati diretti in altrettanti collegi uninominali e quelli che rappresentano minoranze nazionali, alle quali non è richiesto di raggiungere la percentuale minima del 5%.
Proprio questo sbarramento, però, potrebbe condizionare il peso dei liberali in una futura coalizione di Governo allargata, per fermare l’avanzata dell’estrema destra.
Chi è il nuovo il cancelliere e da chi viene eletto
Il voto si è svolto con le modalità consuete, dopo che i principali partiti hanno nominato un candidato Cancelliere (o Spitzenkandidat prima delle elezioni), senza che però gli elettori potessero indicarlo formalmente e in modo diretto.
In concreto sarà dunque il Bundestag, il Parlamento tedesco, che nominerà Friedriech Merz, su raccomandazione del Presidente.
L’intervista a Massimo Nava
Qual è la prima analisi del voto: era previsto questo risultato?
“Sicuramente è stata confermata l’indicazione della vigilia del voto, anche perché i sondaggisti tedeschi difficilmente si sbagliano. L’unica incertezza ha riguardato la soglia di sbarramento per i liberaldemocratici, che potrebbero non entrare in Parlamento. Questo condizionerà la reale ripartizione dei seggi e le possibili maggioranze. Ma il dato importante è lo straordinario successo dell’AfD, che di fatto raddoppia i voti e diventa il secondo partito tedesco, staccato di soli 8 o 9 punti dalla Cdu che, pur avendo vinto, non ha ottenuto un risultato paragonabile a quelli del passato del partito, guidato da Angela Merkel”.
L’affermazione dell’Afd cosa rappresenta?
“Il voto premia un partito di estrema destra con componenti neonaziste, che ha eroso la base popolare della socialdemocrazia, che precipita a una percentuale storica intorno al 16%. È, però, interessante rilevare che oltre l’80% degli aventi diritto si sia recato alle urne. Considerando l’assenteismo dilagante di Paesi democratici come Francia, Italia, ma anche Stati Uniti, costituisce comunque un esercizio di democrazia, un sintomo di salute del sistema democratico del Paese. Anche le manifestazioni e la mobilitazione di piazza contro le destre non va sottovalutato, specie in un momento in cui la Germania appare smarrita per la propria condizione economica e identità”.
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Quanto può aver influito l’appoggio del Vicepresidente USA, JD Vance, verso l’AfD?
“L’affermazione di AfD era comunque prevista da tempo, ma probabilmente l’endorsment di Vance e di Elon Musk possono aver dato una ulteriore spinta, così come gli hacker russi e siti di propaganda di Mosca che contavano molto su questo risultato. Il motivo è che questi ultimi speravano di disarticolare il fronte del sostegno all’Ucraina e la solidità di quello che è ancora considerato il ‘motore dell’Europa’, che come Unione europea mostra grossi limiti. Basti pensare alla Francia, dove c’è un Presidente dimezzato e condizionato da Marine LePen, mentre appunto in Germania ora pesa il risultato di Alice Weidel”.
È possibile, quindi, che si vada verso una Grande coalizione e con chi?
“Purtroppo è difficile ipotizzare una prospettiva di Governo, specie per un Paese come la Germania che ha tempi lunghi: è immaginabile che non ci sia un esecutivo fino ad aprile, mentre nel resto del mondo e soprattutto negli Stati Uniti, dove la leadership agisce nell’arco di poche ore a livello globale”.
Cosa cambierebbe rispetto alla Grande coalizione dei tempi di Angela Merkel?
“Una coalizione tra Cdu e Spd è probabile, ma è difficile pensare che i socialdemocratici accettino di fare la ruota di scorta di un Governo a guida Merz, tra l’altro spostato più a destra: in ogni caso sarebbero che ‘debolezze’ che si unirebbero, non certamente una gloriosa coalizione. Certo, Merz ha coronato in qualche modo il sogno coltivato a lungo, di privare la Merkel della figura di massima playmaker della politica nazionale, ma bisognerà vedere con che prospettiva e che politiche”.
Cosa potrebbe cambiare?
“Ci si aspetta un rilancio dell’economica, probabilmente una stretta dell’immigrazione, che sono i due nodi principali sui quali si è giocata la campagna elettorale. Bisognerà capire, però, se Merz riuscirà anche a imporre cambiamenti nell’ambito della difesa e degli armamenti, che nel resto d’Europa si reclama”.
Perché il voto è importante anche per l’Europa e gli USA?
“Il viaggio di Macron per Washington e l’arrivo del premier britannico Starmer alla Casa Bianca martedì dimostrano che a giocare un ruolo fondamentale oggi sono le due potenze nucleari del Vecchio Continente e le uniche due che hanno un seggio permanente alle Nazioni Unite. Questo significa che possono far pesare un punto negoziale in più nei confronti di Trump. La Germania resta pur sempre una potenza economica, nonostante i media spesso la dipingano come un grande malato’ d’Europa: rimane la prima economia del Vecchio Continente e la terza o quarta al mondo”.
Quali sono, quindi, i limiti di Berlino oggi?
“La Germania paga sicuramente la dipendenza commerciale dal mercato cinese ed energetica da quello russo. La scelta di uscire dal nucleare sarebbe stata pagante solo se fossero continuate quelle relazioni con Mosca che invece la guerra in Ucraina ha totalmente spezzato e che gli americani hanno fatto di tutto perché si allentassero, ad esempio con lo stop al gasdotto Nord Stream. Un altro elemento a cui forse Merz cercherà di lavorare è uno dei caposaldi dell’economia tedesca, ossia il bilancio zero”.
A cosa si riferisce e perché danneggia Berlino?
“Si tratta dell’impossibilità di fare debito o limitarlo al massimo che, rispetto ad altri Paesi europei, ha molto danneggiato la Germania. A partire dalla pandemia, infatti, avrebbe potuto investire 300/350 miliardi di euro, ma non lo ha fatto proprio per non fare deficit. Questo, di fatto, ha contribuito alla paralisi economica”.
