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Autismo e Asperger, da Elon Musk a Greta Thunberg e Susanna Tamaro: quando la sindrome può essere un “plus”

La giornata mondiale per la consapevolezza sull'autismo accende i riflettori anche sulla sindrome di Asperger: i casi più noti, da Elon Musk a Greta Thunberg

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Cos’hanno in comune Albert Einstein, Charles Darwin, Isaac Newton, ma anche Michelangelo o, in tempi più recenti, Andy Warhol, Stanley Kubrick, Anthony Hopkins? E che dire di Greta Thunberg, Elon Musk o Susanna Tamaro? In una parola, l’autismo. O, meglio, lo spettro dell’autismo, che comprende diversi livelli, compreso quello che fino a poco tempo fa veniva chiamata sindrome di Asperger. In occasione della Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo, il tema torna soprattutto per l’esposizione mediatica e il ruolo istituzionale del Ceo di Tesla, scelto da Donald Trump per guidare il Dipartimento per l’efficienza del Governo (DOGE). Virgilio Notizie ha intervistato Serenella Grittani, neuropsichiatra e responsabile della struttura semplice dei Disturbi dello spettro autistico nell’arco della vita dell’ASL Romagna.

Elon Musk e il coming out sulla sindrome di Asperger

Che il patron di Tesla, X e Space X – solo per citare alcune delle sue aziende – abbia la sindrome di Asperger non è più un mistero da qualche anno e precisamente da quando, durante un Ted, Elon Musk ha raccontato la sua vita con questo disturbo.

Il coming out era arrivato ancora prima, durante un monologo di apertura del Saturday Night Live, maggio 2021:

“I segnali sociali non erano intuitivi, quindi ero particolarmente libero. Per molti, comprendere la quotidianità è un fatto semplicemente intuitivo. Io invece tendevo a prendere ogni cosa molto alla lettera senza considerare la distinzione tra le parole e ciò che queste significano. Ma si è rivelato sbagliato. Le persone non stanno solo dicendo esattamente ciò che viene espresso a parole. Ci sono molte altre sfumature che vanno comprese. Mi ci è voluto un po’ di tempo per capirlo”.

Vivere con l’autismo, i casi di Musk e Greta Thunberg

Eppure Musk rappresenta uno dei molti esempi di personaggi famosi che convivono con consapevolezza con lo spettro dell’autismo, mentre per molte persone la diagnosi non è neppure mai arrivata, nonostante l’età adulta.

Musk ha raccontato che non è sempre stato facile: “Non ho avuto un’infanzia felice, a essere sincero. È stata piuttosto dura, ma ho letto molti libri. A poco a poco, ho capito di più del mondo grazie ai libri che stavo leggendo, più che dalla realtà stessa”.

Nonostante le difficoltà, si è detto convinto che la sindrome di Asperger abbia contribuito a costruire il suo successo, grazie alla passione e all’interesse profondo verso la scienza e la tecnologia che ha sempre nutrito: “Ho trovato gratificante passare tutta la notte a programmare al computer, da solo”.

Per Greta Thunberg, invece, è stato l’attivismo ambientale a permetterle di superare alcuni ostacoli, compresa la timidezza nell’esporsi in pubblico.

La diagnosi tardiva, come per Susanna Tamaro

Il percorso di accettazione della sindrome non è sempre lineare, né semplice.

La scrittrice Susanna Tamaro, per esempio, ha scelto di dedicare un libro a questo tema (Il tuo sguardo illumina il mondo, uscito nel 2018), svelando che “all’epoca della mia infanzia simili disturbi non si conoscevano. Nel migliore dei casi venivo considerata strana, prigioniera di una timidezza patologica”.

“Per tutta la vita – ha aggiunto – ho lottato contro la complessità dei miei disturbi. Per decenni mi sono colpevolizzata per non riuscire a essere come gli altri, per non essere in grado di affrontare cose che le altre persone consideravano normali“.

L’intervista a Serenella Grittani

Capita che ci siano molti adulti che si rivolgono al vostro centro, perché non hanno mai ricevuto una diagnosi, ma pensano di avere una sindrome dello spettro autistico?

“In effetti sì, abbiamo molte richieste anche da parte di adulti e persino di senior, cioè persone di oltre 60 o 65 anni. Il nostro lavoro consiste nella presa in carico di questi pazienti, in modo continuativo”.

Come ci si può accorgere di avere questo disturbo in età adulta, come nel caso di Elon Musk?

“Un primo segnale e forse più evidente è di non riuscire a soddisfare l’aspettativa ambientale o le richieste sociali previste per la propria età, che possono portare a quello che in gergo si chiama un impatto funzionale, quindi una limitazione nelle attività della vita quotidiana”.

Come è possibile arrivare a non accorgersi, dunque a non ricevere una diagnosi chiara, se non tardivamente, scambiando alcuni tratti della sindrome per peculiarità caratteriali, “originalità” o “stravaganza”, timidezza, ecc.?

“Questo accadeva soprattutto nel passato, quando le diagnosi non erano così sfumate come oggi, quindi non c’era la consapevolezza di poter interpretare come autismo alcuni sintomi più sfumati o lievi. Inoltre, proprio alcuni segnali possono essere interpretati come peculiarità caratteriali: per esempio, per testardaggine o ostinazione, oppure per egoismo o freddezza quando invece si tratta di reali difficoltà di empatia”.

A che età, generalmente, si diagnostica una sindrome dello spettro autistico?

“Ormai non c’è più un’età convenzionale: diciamo che l’80% delle diagnosi avviene entro i primi 3 anni di vita, ma in alcuni casi anche sotto i 2. Naturalmente più precoce è l’individuazione, migliori possibilità di successo ha l’intervento terapeutico. Da adulti, inoltre, la diagnosi stessa è più difficile, non solo per la mancanza di test specifici, ma anche per la minor possibilità di parlare con fratelli, genitori o persone che abbiano vissuto la prima fase di sviluppo del soggetto”.

Come detto, uno dei personaggi più famosi che ha dichiarato di avere l’Asperger è Elon Musk. Quali “sintomi”, “tracce” si possono ritrovare anche in un personaggio come lui, se è possibile individuarle? Oppure è possibile non accorgersi di nulla?

“Diciamo che molto dipende dal livello della sindrome, che può variare a 1 a 3, a seconda dell’impatto che ha. Al primo livello la capacità di linguaggio, per esempio, è nella norma così come l’intelligenza, che può persino essere superiore: non è raro – anzi – che nei soggetti con QI più elevato si riscontri più di frequente l’autismo. Di solito un altro tratto è la scarsa flessibilità cognitiva, cioè una certa rigidità nei confronti dei cambiamenti, ai quali si preferiscono routine e gesti ripetitivi. C’è, insomma, una certa difficoltà ad adattarsi a cambiamenti e agli imprevisti. Poi, come può accadere anche a personaggi noti che hanno parlato del loro autismo, c’è un forte interesse ristretto a un unico campo. Altri segnali possono essere, infine, percezioni sensoriali acuite (il tatto, l’olfatto, la vista, ecc.) e una certa difficoltà nell’area sociocomunicativa, quindi nello stabilire relazioni o amicizie, o nel comprendere le regole sociali implicite: non significa non entrare in relazione, ma farlo con un certo tasso di atipicità”.

Un altro personaggio famoso con Asperger è Greta Thunberg, di cui ora si parla meno, o la scrittrice italiana Susanna Tamaro. Sono comunque la dimostrazione che si può vivere una vita “normale” pur con una diagnosi di Asperger?

“Sì, decisamente, anche se andrebbe chiarito cosa si intende per ‘vita normale’. Se ci riferiamo alla possibilità di intraprendere – anche con successo – percorsi di studio, lavorativi o relazioni sentimentali stabili, insieme a una vita autonoma, certamente è possibile. Il tutto, però, può essere declinato in modo peculiare e singolare, ma non con minor qualità: per esempio, se un soggetto è infastidito dai rumori o dalla eccessiva presenza di persone accanto a sé, magari andrà al supermercato con le cuffie o in orari non di punta. Oppure avrà bisogno, dopo una giornata di lavoro, di limitare l’esposizione sociale, magari evitando l’aperitivo. Non dimentichiamo, però, che esiste anche una certa ‘fatica’ da parte di soffre di disturbi dell’autismo, nell’adattarsi a stili sociali che si possono a volte non comprendere. Per questo io ai pazienti dico sempre che la loro ‘diversità’ va cavalcata: spesso bravissimi in un ambito, ma faticano in altri”.

Addirittura qualcuno ha ipotizzato che proprio l’Asperger possa essere uno dei motivi del successo di Elon Musk, cioè che la sindrome possa essere un fattore che contribuisce a renderlo così “visionario”. Cosa ne pensa?

“Non nego che in alcuni ambiti il ‘plus’ che possono avere persone con autismo possa contribuire anche al loro successo, perché fa sì che si concentrino in un campo o dedichino le loro energie a ciò che li appassiona, permettendo loro di raggiungere risultati eccelsi. Può accadere, anche se non sempre è facile trovare le condizioni che permettono di esprimere quel ‘plus’, per esempio in termini di adattamento a quanto richiede la società da chiunque”.

autismo-asperger Fonte foto: IPA / ANSA
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