Bridgestone, crisi nera: scattano i licenziamenti per il colosso degli pneumatici

Una delle più importanti multinazionali al mondo nel settore delle gomme sta vivendo una netta flessione. Bridgestone ha lasciato a casa quasi 600 dipendenti

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Davide Russo

Giornalista automotive

Napoletano di nascita, laureato in giurisprudenza, è giornalista pubblicista con la passione per il motorsport e l'automotive con un occhio alle innovazioni e alla storia della F1. Il suo motto: ''I believe that everyone has a calling, Motorsport is my true passion!''.

Pubblicato: 3 Aprile 2025 12:14

Per un effetto a catena, oltre a crollare la produzione di auto dei top brand, colano a picco anche tutte le aziende che operano nel medesimo settore. Bridgestone ha annunciato la riduzione di almeno 546 posti di lavoro in due delle sue tre strutture in Spagna, a Basauri e Puente San Miguel, nelle regioni settentrionali del Paese Basco e della Cantabria, dopo aver registrato una produzione dimezzata nel corso dello scorso anno.

In un comunicato, l’azienda giapponese ha ammesso che un processo di ristrutturazione e di regolamentazione dell’occupazione (Ere) è risultato necessario, a causa di una “contrazione significativa” dei suoi mercati. I competitor stanno provando a sopravvivere in “un ambiente macroeconomico difficile, segnato da inflazione, incertezza e cambiamenti normativi“. Le esportazioni delle mescole Bridgestone partivano dai suddetti stabilimenti iberici in direzione Germania, Francia e Regno Unito.

Riduzione drastica dell’organico

Il comitato di fabbrica di Basauri ha, aspramente, criticato in una nota la decisione “dura, drastica e traumatica” della Bridgestone. Quest’ultima ha un impianto a Burgos, nella regione di Castiglia e Leon, con 1.350 lavoratori, per la produzione di pneumatici premium per automobili. La Bridgestone ha quasi un secolo di storia, essendo stata fondata nel 1931 nella città di Kurume da Shojiro Ishibashi. Il nome è la traduzione letterale in lingua inglese di ishibashi, che significa ponte di pietra in giapponese.

La sede centrale di Tokyo fu rasa al suolo durante un bombardamento aereo nella Seconda Guerra Mondiale. Gli stabilimenti di Kurume e Yokohama ne uscirono indenni e venne creata la Bridgestone Cycle Company nel 1949. Concluso il secondo conflitto bellico globale, il fondatore credette di poter fare la differenza nel settore delle due ruote, tuttavia gran parte del fatturato dell’azienda derivava dalla fornitura di pneumatici a brand concorrenti come la Honda, la Suzuki e la Yamaha.

Dal 1952 furono prodotte le prime biciclette con motori da 26 cc. Nel 1958 vennero lanciate sul mercato le prime motociclette Bridgestone da 50 cc. Negli anni ’50 la società divenne la prima azienda, in Giappone, a commercializzare pneumatici in cord di rayon e fu avviato un progetto quinquennale per modernizzare gli impianti di produzione. Gli affari viaggiarono a gonfie e le vendite superarono i dieci miliardi di yen nel 1953.

Una storia di successo

La vendita di pneumatici in nylon iniziò nel 1959 e i lavori proseguirono con la costruzione del nuovo stabilimento di Tokyo, inaugurato nel 1960. Bridgestone fu quotata in borsa nel 1961. Il primo impianto all’estero dell’azienda nipponica fu inaugurato a Singapore nel 1965 e la produzione fu avviata anche in Thailandia nel 1969. Nacque anche la Bridgestone Americas negli Stati Uniti nel 1967 per fare da filiale di vendita della Bridgestone negli Usa.

La produzione motociclistica si concluse nel 1972 per puntare tutto sulla fabbricazione di pneumatici di estrema qualità. La crescita del Gigante nipponico è passata anche attraverso l’acquisizione del competitor statunitense Firestone. Gli appassionati di Motorsport ricorderanno anche lo stretto legame con la Scuderia Ferrari. Nel Motorsport la Bridgestone ha garantito mescole da competizione sia per auto che moto ed è stata il fornitore unico nel Motomondiale e per la serie GP2 nonché, fino alla stagione 2010, per la Formula 1. Nella massima categoria dell’automobilismo ha sfidato per molti anni la rivale Michelin, regalando tante gioie ai fan del Cavallino negli anni d’oro di Michael Schumacher.